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Burnout: riconoscerlo per affrontarlo

L'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto ufficialmente per la prima volta il burn out inserendolo nell'elenco dei disturbi associati alla professione e ha fornito ai medici le direttive per diagnosticarlo. Un primo passo per cominciare a riflettere.

ADESSO BASTA! Quante volte l'hai pensato? Forse l'hai detto a qualcuno o te l'hanno detto perché non ti sopportano più.
In ogni caso è bene che le situazioni ormai stanche e sempre uguali, che non danno gioia, non fanno crescere e non sprigionano emozioni, finiscano.

FINE è una parola che inquieta, ti spiazza, ti toglie il fiato.
Non arriva così per caso, è la naturale conclusione di un percorso, la linea dritta tracciata sulla tua strada, pensarci dà le vertigini, ma quando ci appoggi il piede sei arrivata!
Ed è qualcosa di concreto perché finiscono anche i pensieri e le attese, finisce il sogno e la cattiveria, finisce il tempo perso e il vuoto dentro.
Così finisce una canzone, una serata con gli amici, finisce il tempo a disposizione.
E' l'ultima fermata del tuo treno, l'ultimo sguardo alle tue certezze, il buio che non hai paura di affrontare.
Sembra sempre lontana la fine, irraggiungibile da dove sei, però ci arrivi e ci arrivi solo.
Sentirai la rabbia che non hai mai provato, la follia che non è quella che dicevano, rivivrai tutti gli sbagli in un solo istante, finalmente
ti arrenderai e griderai: adesso basta!

Parliamo di BURNOUT per comprendere di cosa si tratta e come affrontarlo.

Cosa significa esattamente questa parola? In che contesti si applica?

Si definisce burnout quella sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e deterioramento che una persona vive nel contesto sociale e lavorativo in cui si trova.
Spesso è l'esito di un forte stress lavoro correlato, per cui la persona è "bruciata" "scoppiata" "esaurita". Non è un disturbo della personalità, bensì del ruolo lavorativo.

Cosa provoca?

Rovina la vita lavorativa e la vita privata, provoca esaurimento e inefficienza.
Il lavoratore si sente sfinito, privo di energie e incapace di recuperale, assume un atteggiamento freddo e distaccato nei confronti del lavoro e delle persone con cui ha a che fare.

E' un problema della singola persona?

No, non riguarda solo chi ne è affetto, ma è piuttosto una “malattia” contagiosa che si diffonde tra colleghi e utenti. E'un problema del contesto sociale nel quale si lavora.

Quali possono essere le cause che lo determinano?

Una cattiva organizzazione del lavoro, con mancanza di equità, motivazione, senso di appartenenza, riconoscimento dell'attività svolta, scarsa remunerazione, incomprensione degli obiettivi, sovraccarico di lavoro o ambiguità di ruolo, forzata inattività, struttura di potere ecc...

Come si può capire che si ha questo problema? Quali sono i sintomi?

Vi possono essere sintomi fisici, psichici e comportamentali:

- FISICI:  stanchezza, sonno, irritabilità, dolori articolari, frequenti mal di testa, dolori addominali o al petto, disturbi gastrointestinali, inappetenza, alterazioni del ritmo cardiaco, dermatiti, sensazione di affanno, crisi di pianto;

- PSICHICI: costante tensione, irritabilità, rabbia, risentimento, depersonalizzazione, senso di frustrazione, di inadeguatezza, di fallimento, scarso interesse per il proprio lavoro, apatia, demoralizzazione, disistima, senso di colpa, distacco emotivo, scoraggiamento, indifferenza, negativismo;

- COMPORTAMENTALI: mancanza di voglia di andare al lavoro, isolamento, senso di stanchezza ed esaurimento tutto il giorno, incapacità di concentrazione e di ascolto, disimpegno sul lavoro, controllo frequente dell'ora, applicazione di procedure rigidamente standardizzate, resistenza al cambiamento, allontanamento occasioni di relazione con colleghi e utenza, sensazione di immobilismo, preoccupazione per sé, eccessivo uso di farmaci, conflitti coniugali e famigliari, alto assenteismo, grande affaticamento dopo il lavoro.

Può finire tutto questo?

Il burnout dev'essere affrontato sia a livello organizzativo che a livello individuale. Le aziende che sono in grado di mettere in atto strategie per prevenire o contrastare questo fenomeno creano un ambiente lavorativo sano e produttivo. La persona interessata può rivolgersi a professionisti che la possano aiutare a comprendere la realtà lavorativa in relazione al proprio vissuto, per modificare i propri pensieri e comportamenti, in base a quanto riscontrato.

Se la realtà organizzativa non cambia e non si interessa del problema, il lavoratore può fare qualcosa?

Sì, ecco qualche consiglio:

  • considerare le proprie motivazioni e i propri limiti
  • procedere per piccoli passi verso traguardi concreti e raggiungibili
  • prendersi cura della propria salute fisica e mentale
  • cercare di ridurre i fattori di stress
  • programmare una crescita personale e professionale
  • intessere buone relazioni con i colleghi e con gli utenti
  • ricercare piccoli momenti di gioia e di gratificazione
  • staccare ogni tanto dalla routine quotidiana
  • ritagliarsi una pausa pranzo tranquilla per una passeggiata o vedersi con un'amica per un caffè
  • dedicarsi ogni giorno a qualcosa che fa stare bene
  • scegliere un libro che piace e leggerlo
  • imparare qualche tecnica di rillassamento.

E se questi accorgimenti non bastano? Il mio consiglio è di chiedere aiuto a uno psicoterapeuta specializzato in questo ambito e, intanto, preparare un bel curriculum e cominciare a cercare un nuovo lavoro.  In certi casi cambiare ambiente può davvero cambiare la vita!

Chi sono

Appassionata di scrittura, nata per comunicare esperienze pensieri riflessioni, amante delle profondità della vita e dei suoi segreti, coraggiosa ricercatrice di verità anche quando fanno male, disposta a mettere tutta me stessa in quello che faccio, pronta ad emozionarmi sempre.

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