Questo sito utilizza cookie tecnici edi terze parti; proseguendo nella navigazione accetti l'uso dei cookie.
La raccolta di tali informazioni avviene esclusivamente a fini statistici e per monitorare il corretto funzionamento del sito, nessuna finalità commerciale o attività di identificazione dell’utente.

Incontri

Un Prof. maestro di vita

Ero una ragazzina delle medie, brava in tutte le materie, tranne in ginnastica nonostante ce la mettessi tutta. Il mio professore mi incoraggiava sempre.
Quell'uomo vero, forte e umile, gridava il mio nome e mi dava una forza incredibile.

Ricordo che non riuscivo a saltare la cavallina: prendevo la rincorsa, ma ogni volta mi fermavo un attimo prima di affrontare l'ostacolo, troppo difficile per me. Eppure lui mi esortava a non mollare.
Un giorno mi disse: “Oggi salterai”. Era serio, sicuro. “Io sono qui, ti prendo”. E questo successe: io saltai e lui mi afferrò al volo per non farmi cadere, facendosi male a una spalla. Ancora non sapevo di aver vinto la prima di tante sfide che mi attendevano nella vita, ma abbiamo riso e pianto insieme.
Mi ha fatta giocare nella sua squadra di pallavolo e non lo meritavo. Non ero mai riuscita a fare una battuta, ma lui rispondeva: "Non importa, farai bellissime schiacciate".

Giorno dopo giorno mi accorgevo che credeva in me e che stavo cominciando a crederci anch'io.
Durante gli esami di terza media il mio caro Prof, un omone robusto con tanti ricci e la barba incolta, ascoltava la mia interrogazione commosso... sentivo che mi voleva bene.
Negli anni del liceo e dell'università, i suoi insegnamenti erano dentro di me come un faro nella notte, la sua voce e la sua grinta mi davano coraggio.
Un giorno gli scrissi una lettera per dirgli quanto fosse importante per me. Non aspettavo una risposta, ma la risposta arrivò.
Scoprii così che aveva deciso di cambiare lavoro, stanco e deluso da una scuola troppo burocratica. La mia lettera però gli aveva fatto capire quanto potesse fare ancora per i ragazzi.  Era un educatore, la sua era una vocazione. Così mi promise che avrebbe ripreso a insegnare, sì l'avrebbe fatto, anche per me.

Ad una festa sportiva di fine anno lo ritrovai e lo riabbracciai. Mi raccontò che lavorava in un'altra scuola e promisi che sarei andata a trovarlo a settembre. Salutandomi, mi disse che un giorno avrebbe letto di me sui giornali perché ero troppo in gamba. Invece sui giornali quella maledetta estate ho letto io di lui. Era volato in cielo in sella alla sua bicicletta. E ancora adesso, dopo tanti anni, sento un lancinante dolore nel petto. Al funerale trovai tutti i "suoi" ragazzi (scout, giocatrici di pallavolo, studenti, amici), insieme a piangere la perdita della loro guida.
Come la mia, aveva cambiato la vita di molte altre persone, tirando fuori il meglio di tutti noi.
E ora che sono diventata una donna e una mamma posso solo guardare il cielo e dirgli:  "Grazie Marco per aver reso il mondo un posto migliore".

 

Pubblicata su Confidenze n. 34 nella rubrica Le mie emozioni

 

Leggi anche: Lacrime di lago

Chi sono

Scrittrice, nata per comunicare esperienze pensieri riflessioni, amante delle profondità della vita e dei suoi segreti, coraggiosa ricercatrice di verità anche quando fanno male, disposta a mettere tutta me stessa in quello che faccio, pronta ad emozionarmi sempre.

La mia pagina Facebook

Copyright © Mamma sul Lago, 2018

Ricerca