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Incontri

Sei il mio Gigante

Roberta è la dolcissima mamma di Giorgio, un bambino molto speciale, nato con malformazioni celebrali, che ora ha dieci anni. Giorgio non parla, ma sente tutto, anche col cuore, e ha una spiccata sensibilità nei confronti delle persone. E’ empatico e molto espressivo, sprizza gioia da tutti i pori! Tante persone gli vogliono bene, conquista tutti con la sua tenerezza, la sua allegria e una grande voglia di vivere e di scoprire il mondo.
Con questa lettera a suo figlio mamma Roberta racconta una storia piena d’amore e di sentimenti veri e profondi, una storia in cui il bene trionfa!


Caro Giorgio, eccomi finalmente sul divano, sfinita, penso di avere la febbre… ti ho rimboccato le coperte, spostato un po’ i capelli e stampato un bacio in fronte, ho dato un’ultima carezza a Bo che russa ai piedi del tuo letto e sperato che stanotte tu faccia sogni d’oro. Bo è un cane eccezionale, è entrato subito in perfetta sintonia con te, si vede da come vi guardate, da come giocate e dall’affetto che vi scambiate, un feeling perfetto che noto anche adesso che dorme su un lato con la testa appoggiata sulla zampa, esattamente come te.

Sotto il plaid ripenso a quello che abbiamo fatto oggi: ti ho svegliato con cento baci, accompagnato a scuola cantando a squarciagola le tue canzoni preferite, che le raccomandazioni non te le faccio più, fiato sprecato e stress assicurato. Sono andata al lavoro e poi, in un tiepido pomeriggio di nuvole rare, ti ho portato in piscina, niente di che. Non capisco come possa sentirmi così uno straccio…

Poi però penso che le altre mamme che portano i loro bambini in piscina preparano il borsone, guidano fino al centro sportivo, negli spogliatoi danno loro una mano a indossare la cuffia e gli occhialini, salgono sulle tribune, li salutano prima del tuffo iniziale e chiacchierano del più e del meno con le altre mamme. Poi riprendono i pargoli, che si fanno una doccia veloce, gli fonano i capelli e tornano a casa.

Quando ti porto in piscina io preparo la borsa, ti inseguo in giro per casa mentre tu insegui Bo per giocare, quando riesco ad acciuffarti ti infilo il costume così sei già pronto, ti porto in piscina di corsa e ti spoglio alla velocità della luce, sudando sette camicie, ormai sei grande quasi come me!
So che non vedi l'ora di entrare in acqua, ti prendo per mano pregando di non scivolare e ti accompagno a bordo vasca affidandoti all’istruttore. Mezz'ora vola, anche perché, dopo venti minuti, sono già lì pronta a riprenderti, ti abbraccio forte senza pensare che mi inzupperò la maglietta. Restiamo un altro po’ a guardare i ragazzi nuotare e per convincerti ad andare nello spogliatoio mi invento merende pantagrueliche.
Devo cantarti jingle bells mentre ti asciugo i capelli e tenerti fermo con le gambe, perché hai il terrore del phon. Ormai sudata fradicia ti rivesto compiendo diverse acrobazie, tu ti divincoli e vuoi uscire subito; non appena ti infilo le scarpe, schizzi fuori come una freccia e guadagni le scale verso la tribuna. Ti seguo trascinandomi dietro le borse e i giubbotti con ancora i sovra scarpe ai piedi. Restiamo un’altra mezzora a squagliarci, mentre osservi incuriosito e allegro i movimenti in vasca come fosse la prima volta. Con altre mille promesse ti convinco con a scendere, saluti tutti con la mano e - finalmente - usciamo e saliamo in auto.

Mi domando cosa mi spinga a fare tutto questo e la risposta è semplice: ti piace così tanto, infinitamente direi, andare in piscina, che mai e poi mai potrei farti rinunciare alla tua lezione settimanale, neanche oggi che sono febbricitante.

Eh sì, amore mio, la nostra vita è parecchio complicata, una quotidiana corsa ad ostacoli che non vogliamo perdere. Ci fermiamo alla prima occasione e poi inciampiamo in ogni buca del terreno, sarà l’età o qualche chilo in più, ma sei sempre tu il primo a rialzarti e a tirarmi su.
Qualche volta poi arriva anche una medaglia! Come quel pomeriggio al parco, quando un bambino, colpito dalla gioia con cui tiravi calci al suo pallone, insiste per regalartelo, nonostante il mio rifiuto, perché so quanto dispiaccia ai bambini privarsi di qualcosa. Alla fine quel piccolo dono fatto col cuore ha lasciato a te un sorrisone per tutta la giornata e a me la fiducia che la bontà non si è perduta.

E quanto ci piace preparare i biscotti la domenica, controlliamo con attenzione di avere a disposizione tutti gli ingredienti, io rompo le uova, tu versi la farina e lo zucchero, io peso e mi sbaglio, tu ridi, impastiamo con energia, poi guardiamo soddisfatti le forme che abbiamo creato, che di più strane non ce n’è: stellone, cuori sbilenchi e animali fantastici. Mentre riordino, resti col naso incollato al forno finché non ti dico che sono pronti e poi saltelli per tutta casa impaziente mentre aspetti che si raffreddino. Non so come, ma ci vengono sempre buonissimi e ogni volta ci complimentiamo con lunghi e meritati abbracci. Che felicità!

Alla radio sta passando la canzone di Piero Pelù “Gigante”, ecco, mi commuovo. Mi arriva dritta nello stomaco come un’esplosione di energia e positività e, ne sono certa, saranno proprio i nostri bambini, con le loro infinite e inimmaginabili risorse, a salvare quel mondo che noi adulti abbiamo reso grigio e sterile. E a te che sei il mio gigante, non solo per la tua corporatura, ma soprattutto perché sei grande nelle emozioni che sai provare e trasmettere, voglio urlare: “Niente di proibito, tu sei benvenuto al mondo”!

La tua mamma, Giorgino mio, è sempre in prima fila per sorriderti e incoraggiarti, per indicarti la strada quando resti indietro, distratto dalla scia di un aereo nel cielo.
La tua mamma è stanca la sera e qualche volta si addormenta prima di te sul divano, ma tiene un occhio sempre aperto per scrutare i tuoi movimenti, non si sa mai.

Hai travolto le nostre vite come un uragano, hai cambiato ogni nostro piano, hai rincorso farfalle e aquiloni, hai leccato ogni mio gelato. Hai portato ventate di gioia che hanno spazzato via ogni dolore, mi hai fatto vivere emozioni che senza te mi sarei persa.
Cosa sarebbe la vita senza di te? Senza te che a carnevale ridi come un matto sotto una pioggia coriandoli, che ci regali inaspettati attimi di dolcezza e intimità, che – sto cominciando a pensare – comprendi il linguaggio dei cani e sorridi all’improvviso per un pensiero che ti sfiora e non sapremo mai. Senza te che ci ricordi ogni giorno com’è bello essere un bambino, anche con le tue difficoltà, che ci dimostri cos’è la vera libertà, perché tu sei sempre come sei con noi o col sultano del Brunei!

Come sarebbero le nostre giornate senza di te? Forse più calme, prevedibili e ordinate?
Io ti ascolto e tu non parli, io ti chiamo e non rispondi ed io ci provo e tu non vuoi. Con uno sguardo mi ricordi che quel che conta non è il progresso ma l’adesso.
Tu mi spiazzi, mi confondi, sposti ogni volta un po’ più in là le mie certezze e ancora adesso adori addormentarti con le mie carezze. Ti sorprendi per ogni cosa e mi sorprendi per le tue stranezze, quello che non puoi comprendere o spiegare, lasci che accada.
Tu ti fidi ciecamente, ti appassioni in un istante e di solito per te è tutto o niente. Poi mi abbracci e quell’abbraccio è una nuvola d’amore in cui mi posso tuffarmi.
Mi sono fatta migliaia di domande su di te, poi mi hai insegnato che la risposta a tutte quante sei semplicemente tu e non importa capire, basta solo amare.

Cosa sarei senza di te? Sarei una moglie attenta e premurosa, la mamma di tuo fratello Riccardo, certo, una mamma divertente, equilibrata, che ama viaggiare e impazzisce per la cioccolata, sarei forse un po’ più truccata e meno trafelata, ma credimi: non sarei così felice!

 

Pubblicata sul n. 20 di Confidenze, maggio 2020

Chi sono

Scrittrice, nata per comunicare esperienze pensieri riflessioni, amante delle profondità della vita e dei suoi segreti, coraggiosa ricercatrice di verità anche quando fanno male, disposta a mettere tutta me stessa in quello che faccio, pronta ad emozionarmi sempre.

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