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Incontri

Tutto nel cuore

La casa dei miei nonni è stata venduta ed io ci sto andando per l’ultima volta. Per me non è semplicemente una casa, ma molto di più. E’ il luogo in cui affondano le mie radici, dove ho imparato cosa significa famiglia e che una tavola ben apparecchiata unisce, un abbraccio sincero consola e un gelato in frizer c’è sempre.

Mi domando se faccio bene a tornarci ora che il tempo è passato portandosi via un poco alla volta quello che c’era e che niente sarà più come prima, ma forse qualcosa è rimasto e allora ci vado, quella casa si merita il mio saluto. Ho parcheggiato in fondo alla strada, due passi mi faranno bene. Il sentiero è umido, appoggio un piede dopo l’altro sui sassi aprendo le braccia per tenermi in equilibrio, intanto mi maledico per non aver indossato scarpe più adatte. Stringo la mano della mia bambina che saltella qua e là cercando di starmi dietro. Saranno poco più di duecento metri, non manca molto per arrivare.

Intravedo il muro della casa e d’istinto chiamo: “Luna!”. Sento i mugolii emozionati della mia cagnolina che come sempre riconosce la voce e si emoziona, affretto il passo e cerco il suo musetto peloso tra le sbarre del cancello. Do un’occhiata al giardino e lungo le scale per vedere se scende scodinzolando. Poi realizzo, con un tonfo al cuore, che lei non c’è. Mi avrebbe accompagnata anticipandomi di tre gradini per arrivare all’altezza della mia mano e farsi accarezzare, mi avrebbe osservata con il muso piegato da un lato e gli occhioni dolci e imploranti, poi sul pianerottolo avrebbe saltato per l’ultima festa prima che entrassi e la lasciassi fuori. Cielo, quanto mi manca!

All’ingresso respiro un intenso profumo di torta alla marmellata, è deliziosa e la nonna la decora con le formine a cuore e la fa un po’ seccare come piace a me. Le ho chiesto di insegnarmi a prepararla, mi ha mostrato tutti i passaggi e rivelato i suoi segreti, poi mi ha consegnato la ricetta scritta a mano da lei con annotati i consigli per gustarla al meglio. La mangeremo a merenda servita su un vassoio dipinto con il tè e l’aranciata, tra chiacchiere e risate improvvise, di quelle che durano e fanno bene al cuore.

Mi sono sempre chiesta come una donna dei primi del Novecento riuscisse ad essere così moderna, non solamente nell’aspetto, ma nei pensieri e negli atteggiamenti. Ora credo che quello stare al passo con i tempi l’abbia resa unica e in un certo senso immortale. Sul corpo si vedono i segni di dolori vissuti e offerti al Signore, sul viso un dolce e saggio sorriso, nell’anima la brezza pura che soffia speranza e bontà. Ha vissuto sulla sua pelle sofferenze e povertà e, benché il destino non le abbia fatto sconti, non sembra avere alcun risentimento, anzi è capace di trasformare le situazioni difficili in occasioni per fare il bene. Ci sediamo vicine sul divano foderato di fiori, la osservo mentre lavora con i ferri la lana per le calze del nonno, con gli occhiali sul naso conta i punti, poi mi guarda orgogliosa come fossi la migliore nipote del mondo. Cosa darei per rivivere un pomeriggio così …

Mi sposto in soggiorno, c’è ancora un po’ di cenere nel camino, annuso sperando di sentire il profumo di caldarroste e di serate in armonia. Apro l’armadio dove la nonna teneva le caramelle, quelle morbide alla liquirizia che mi piacciono tanto, ne prendo qualcuna, sono sicura che le ha lasciate per me.
Sul mobile in noce c’è una cornice con una mia vecchia foto seduta su un ponte, sembro felice e spensierata, avrò avuto diciotto anni … la nonna aveva ragione, ero bella.
Scappo veloce su per le scale e la sento cantare, “Cuor contento il Ciel l’aiuta!”, possibile che quella voce non si sia mai perduta? Poi realizzo che c’è mia figlia in cucina che sta canticchiando una canzoncina. La camera da letto è inondata di luce, mi affaccio sul balcone e guardo il lago e le montagne che lo circondano. C’è aria di vento, una barca gonfia le vele all’orizzonte, credo che tra poco partirò, non c’è motivo per restare.

Sopra il letto c’era un quadro con una bella Madonna col bambino, l’ho preso io, forse perché di quello sguardo e di quella infinita tenerezza ho sempre tanto bisogno.

Chiudo gli occhi lasciandomi cullare dai ricordi e dalle emozioni. Non c’è più niente eppure sembra ancora tutto qui.
Un attimo solo, poi scendo in cortile e mi siedo a gambe incrociate su un grande lenzuolo, aiuto a staccare i fiori di camomilla da far seccare, mentre il nonno arriva con un gerlo di lana da cardare. Il tempo scorre lento, le mani si muovono, i racconti s’intrecciano e i legami si rafforzano. In questo luogo appartato l’ansia e lo stress non possono entrare e la fatica è leggera perché è leggero il cuore.

L’agrifoglio d’inverno è carico di bacche rosse, mia figlia dice che è una magia, ma io so che è frutto della maestria del nonno che sapeva innestare le piante e che ha reso questo semplice arbusto un capolavoro. Mi ha sempre stupito la sua capacità di plasmare la natura e renderla sapientemente feconda e migliore. Non ho mai più visto mani così ruvide, competenti e delicate.
Questa casa baciata dal sole, di testa all’inizio di una piccola frazione nel paesino di Lierna sul lago di Como, invita a fermarsi. I nonni salutano tutti e hanno sempre qualcosa da offrire ai parenti, agli amici e ai viandanti sconosciuti. Il cancello è aperto, solo che adesso non si ferma nessuno. E’ addobbato per la festa di San Michele con roselline bianche di carta crespa e decorazioni intrecciate, ogni anno in onore del Santo è quasi una gara di decori e candeline posizionate con cura su balconi e davanzali.

Questi muri sono impregnati dell’amore dei miei nonni e riesco ancora a sentire il profumo di caffè che saliva nelle camere quando restavo a dormire, le stanze custodiscono storie che mi appartengono e ci volano ancora dentro forti sentimenti e ricordi dolcissimi. Quanto tempo è passato …
In giardino è fiorito il limone e l’edera bianca e verde dal tronco torto e annoso si arrampica ancora sulla ringhiera. La cuccia della piccola Luna è ancora lì forse per il prossimo cane e nell’angolo sotto il portico ci sono tre sedie vicine per le chiacchiere pomeridiane. In cantina l’odore fresco e legnoso del vino esala dal tino, ma non è più venuto il tempo della vendemmia quando bambina m’infilavo sotto le viti per cogliere i grappoli maturi. Non sono più tornati gli inverni allegri di canzoni in dialetto e di zoccoli che affondano nella neve alta, le estati di salti sui covoni di fieno con le gote rosse e i battiti di cuore e le primavere profumate di viole.

Mi sembra di poter afferrare per un attimo quel poco che era tanto, quel quotidiano senza distrazioni e la consistenza di un passato che ha molto da insegnare al mio presente incerto e complicato. Non ho più respirato l’aria di domenica che sapeva di coniglio e patate al forno, non ci sono più state occasioni per festeggiare e la tovaglia ricamata è stata riposta nel cassetto, dove ho ritrovato i miei bigliettini di auguri accuratamente conservati. Non è malinconia, è un mondo intero che il vento ha soffiato via. Cammino in silenzio per la casa, non cerco tracce, ma qualcuno che mi ha molto amata e non potrò dimenticare.

Arriva la sera, le nuvole si tingono di rosa e il cielo regala un incantevole tramonto sul lago, rivolgo un pensiero a Dio per ringraziare ed è già ora di andare. Mi volto per l’ultimo sguardo alla casa dei nonni e mentre chiudo il cancello una lacrima dispettosa scende all’improvviso. La mia bambina mi prende la mano e mi sussurra: “Mamma andiamo, ora è tutto nel tuo cuore”. E’ proprio alla porta del mio cuore che d’ora in poi dovrò bussare per sentire il calore di un abbraccio affettuoso e familiare e sono certa che i miei nonni, con un bel sorriso, verranno ancora ad aprire.

 

 

Storia vera pubblicata sul n. 9/2020 di Confidenze - diritti riservati

 

Chi sono

Scrittrice, nata per comunicare esperienze pensieri riflessioni, amante delle profondità della vita e dei suoi segreti, coraggiosa ricercatrice di verità anche quando fanno male, disposta a mettere tutta me stessa in quello che faccio, pronta ad emozionarmi sempre.

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