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1 maggio: quanto lavoro c'è da fare

Un tempo pensavo al 1 maggio come al giorno in cui il lavoratore serio si riposa fiero di aver fatto il suo dovere nel mondo.
Oggi 'lavoratore' mi fa pensare a tante persone, con sfaccettature e situazioni diverse, che si trovano ad affrontare grosse difficoltà e convivono con un silenzioso dolore.

Oggi è il 1 maggio ma non è festa.

Penso a te che ogni mattina inizi presto e la sera finisci che è già buio,
a te che hai bussato a tante porte e nessuno ti ha aperto,
a te che hai bisogno di lavorare e ti adatti a qualsiasi impiego, che per un posto hai cambiato città o nazione,
che credi ancora nel lavoro onesto al servizio delle persone.
Penso a te che hai lavorato per tanti anni e in un attimo il lavoro ti è stato tolto,
a te che subisci mobbing e per questo ti stai ammalando,
a te che in silenzio lasci il tuo lavoro che non ti permette di essere anche mamma,
a te che cammini a testa bassa da quando ti hanno licenziato,
a te che sei sfruttato, a te che sul lavoro hai perso la vita.

Il lavoro è un diritto che ci appartiene, è la nostra libertà, il modo migliore con cui possiamo esprimerci e realizzare grandi cose, è un bene prezioso da difendere a tutti i costi.

Allora oggi non festeggio ma lavoro, lavoro sodo perché c'è tanto da fare per costruire un mondo migliore.

Chi sono

Scrittrice, nata per comunicare esperienze pensieri riflessioni, amante delle profondità della vita e dei suoi segreti, coraggiosa ricercatrice di verità anche quando fanno male, disposta a mettere tutta me stessa in quello che faccio, pronta ad emozionarmi sempre.

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